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venerdì 1 giugno 2012

1° ESSERE ""VOLONTARIE"" IN FAMIGLIA.....

Quante cose può significare  una lacrima.... dolore, sofferenza, gioia, tristezza, malinconia, fede, felicità....




Noi oggi vogliamo trattare l'argomento della comunicazione con la persona che soffre.


Spesso nella famiglia o fra le amicizie abbiamo qualcuno che soffre e tante volte non sappiamo come renderci veramente utili e come comunicare la nostra disponibilità nei loro confronti.


Volenti o nolenti noi comunichiamo sempre, pur non essendo a volte consapevoli di quello che stiamo trasmettendo: pertanto dobbiamo credere fermamente in ciò che diciamo!


Possiamo comunicare sia verbalmente, gestualmente che con espressioni del viso. 
E' importante riuscire a comunicare - non mentendo mai - con la massima spontaneità e nel modo adeguato quello che noi desideriamo trasmettere, tenendo sempre presente che dinanzi a noi abbiamo una persona che sta vivendo "un'esperienza di malattia". 

Un altro aspetto molto importante è l'ascolto a 360°: non dobbiamo raccontare di noi e "il malato"
che in linea di massima (io per esperienza direi sempre) vuole svuotare il suo contenitore!
Pertanto chiedersi ogni tanto: "sto ascoltando? sto sentendo dal profondo quello che mi vuole comunicare? Mi metto a sua disposizione con la mia vicinanza?"



A volte la percezione che una persona possa avere sulla sua malattia può essere anche molto lontana dalla realtà della malattia stessa, sia essa grave o meno grave.
Nella persona sofferente,  sia essa malato nello spirito o nel fisico, avviene il lento processo dell'accettazione attraverso la consapevolezza. 
(Facciamo attenzione alla parola "accettazione": questa non deve essere scambiata con la parola "rassegnazione", E' quest'ultima una sensazione deleteria, fonte di profondo disagio, virtuale, assolutamente non fonte di benessere.)






Durante questo processo di "accettazione" la persona malata si trova a fare i conti con un evento del tutto inatteso che può improvvisamente cambiare la sua vita.
La sua diretta reazione all'impatto con la malattia le provoca uno stato di stress, che può essere più o meno difficile da gestire.  

Eseguiamo ora su di NOI un processo fondamentale e laborioso: chiediamoci "come abbiamo accettato noi questa esperienza di malattia?"
Più  la risposta sarà positiva, più capiremo la persona che vogliamo aiutare. 

Non diamo consigli,  non facciamo in modo che il malato non entri in crisi (che viva pure la sua crisi), cerchiamo di non avere un atteggiamento pietistico (poverino/a!!!!!!), né consolatorio, ma di condivisione  aiutando così la persona che soffre a riconoscere la sua dignità.  





Continuerò questo argomento nel prossimo post. 


NB.
Ogni "post" è a se stante  - sta poi a voi  -  se lo volete, prendere in considerazione l'uno piuttosto che l'altro.
Tutti i post però, hanno come fine unico LO STARE MEGLIO con se stessi.


Con affetto.




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